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30 Ott

Oltre 230mila in lista d’attesa dopo il Covid

Si allungano le richieste per le visite negli ospedali Ausl, Policlinico e Rizzoli. Ma il sistema sanitario fatica a gestirle tutte.

Di Federica Orlandi

Duecentotrentunmila. Per l’esattezza: 231.824. Tante solo le persone in lista d’attesa con appuntamento già fissato per visite o prestazioni diagnostiche negli ambulatori dei reparti degli ospedali dell’Ausl, del Policlinico Sant’Orsola e dell’Istituto ortopedico Rizzoli.

Il dato fotografa la situazione nei nosocomi locali aggiornata all’11 settembre scorso. Come termine di confronto, il precedente 15 giugno. Data in cui, terminato il lockdown, gli ospedali cecavano piano piano di rimettersi a regime e riorganizzarsi, fissando gli appuntamenti saltati durante lo stop. Data la priorità giustamente riservata all’emergenza sanitaria in corso, già quattro mesi fa le agende traboccavano, contenendo 140.999 appuntamenti. Moltissimi, ma comunque oltre 90mila in meno rispetto a quelli di settembre.

Un’impennata, quella dei numeri nelle liste d’attesa, forse dovuta alle difficoltà dei diversi reparti di recuperare in tempi brevissimi quanto lasciato indietro nei mesi di rallentamento forzato. Un elemento cui si aggiunge il fatto che proprio tra giugno e settembre si sono concentrate le prenotazioni non solo di chi aveva già fissato visite e appuntamenti prima del lockdown, ma anche di chi nei mesi di chiusura le aveva rimandate a un momento ritenuto meno rischioso o affollato, come appunto quello dell’estate appena trascorsa.

Per un motivo o per l’altro, comunque, il dato resta. Con picchi che si registrano nei diversi reparti: a Radiologia (sempre considerando uniti Ior, Aosp e tutti gli ospedali Ausl, alcuni dei quali sono però attualmente riservati al Covid, cioè Vergato, Bentivoglio, Bazzano e Santa Viola) erano in lista ben 42.960 persone, l’11 settembre, contro le 25.905 segnate a metà giugno. Quasi il doppio.

Sfiorano le 27mila poi le domande a Oculistica (da circa 16mila), seguite da Cardiologia e dalla sua crescita vertiginosa: 25.186 prenotazioni contro le ‘sole’ 12.359 del post lockdown. Con l’uscita di casa poi è aumentata notevolmente anche la richiesta a Ortopedia e traumatologia: da 13.099, le persone in attesa diventano 22.731 in tre mesi.

Riguardo a questi numeri interviene Fratelli d’Italia, tramite il consigliere Marco Lisei e il deputato Galeazzo Bignami. «I dati che abbiamo riscontrato sono agghiaccianti – commentano – e siamo molto preoccupati per la salute dei cittadini. Il recupero delle prestazioni sanitarie annunciato in estate purtroppo è un miraggio e la pressione sul sistema sanitario dettata dalla pandemia non lascia prefigurare scenari migliori. Il problema purtroppo è che non si muore solo di Covid. Di tutte le prestazioni sanitarie arretrate, di cui certamente una parte non è urgente, molte possono invece essere indispensabili per conoscere in tempo patologie sulle quali un intervento tempestivo può salvare la vita, in futuro». Dunque, proseguono gli esponenti di FdI, «è indispensabile intervenire per potenziare l’offerta di prestazioni, assumere nuovo personale sanitario, venendo così anche incontro alle esigenze di quello attualmente sottoposto a turni e pressioni disumane, p potenziare il privato convenzionato. Comprendiamo le difficoltà della Regione, ma non si può più attendere l’esito degli scontri interni alla maggioranza sull’attivazione del Mes».

(da Il Resto del Carlino Bologna del 10 ottobre 2020)

 

 

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Nato a Bologna il...

Nato il 25 ottobre 1975 a Bologna, città dove risiede fin dalla nascita, Galeazzo Bignami non è mai entrato nella Destra bolognese. Ci è nato, grazie soprattutto al padre, Marcello, che del Movimento Sociale prima e di Alleanza Nazionale poi è stato sempre colonna portante, fino alla scomparsa, avvenuta nel luglio 2006.

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