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Tagli fusioni, Bignami: "sorte annunciata”

Bignami Un finale gia scritto

Una sorte annunciata. Lo avevamo detto e ribadito in ogni sede che i contributi statali per le fusioni non erano certi, che la legge non prevedeva alcun accantonamento nei bilanci e alcun vincolo di impegno futuro. Lo avevamo previsto e ci tacciavano di falsità. Invece questo era uno degli aspetti più critici delle fusioni. Attraverso le campagne referendarie si sbandieravano risorse certe per dieci anni e oggi, invece, ci troviamo di fronte al taglio di 5,7 milioni di euro solo per l’Emilia-Romagna.

Certo, adesso fa sorridere (anzi dovrebbe far piangere) che la Regione, con Bonaccini e l’assessore Petitti, cerchino di arrampicarsi sugli specchi, dopo aver raccontato che le fusioni avrebbero fatto piovere contributi a volontà. La realtà è che la legge è sempre stata chiara e non dava alcuna certezza su quei finanziamenti. Adesso ci sarà la corsa alle giustificazioni più disparate, ma la verità è che la Regione Emilia Romagna ha scatenato una “corsa alle fusioni” su presupposti inesatti e creando, in questo modo, condizioni di grande criticità per i comuni nati da fusione. Tra quelli che subiranno i tagli, anche Alto Reno Terme e Valsamoggia. E, dalle cifre che cominciano ad arrivare, sembrano essere tagli notevoli. La Regione si passi una mano sulla coscienza e la smetta, definitivamente, di proporre fusioni calate dall’alto e che non risolvono i problemi dei piccoli Comuni. 

Galeazzo Bignami, deputato per Forza Italia

Marta Evangelisti, consigliere Alto Reno Terme

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REDDITO DI CITTADINANZA: RACCOLTA FIRME PER EVITARE DI BUTTAR SOLDI

articolo di: Sen. Anna Maria Berini (Presidente dei Senatori di Forza Italia)

tratto da: Libero del 9 febbraio 2019

La proposta di un referendum abrogativo sul reddito di cittadinanza avanzata dal direttore Feltri è una sfida che una forza liberale come la nostra ha il dovere di raccogliere senza esitazioni, perché colpisce direttamente al cuore la politica grillina della decrescita felice. Con la cosiddetta manovra del cambiamento il governo ha scelto di non combattere, ma anzi di alimentare la spirale recessiva, che l’Istat purtroppo ha appena confermato. Eppure un governo dovrebbe impegnarsi prima di tutto per generare crescita e sviluppo, e invece ha imboccato caparbiamente la direzione opposta, puntando tutto sul teorema più deficit, più pil.

Il reddito di cittadinanza è la risposta errata alle legittime istanze sociali innescate dall’impoverimento generale dovuto alle crisi globali. Una misura controproducente essenzialmente per due motivi: prima di tutto perché contribuirà a ingrossare il mercato del lavoro nero e poi perché crea l’illusione che per combattere le disuguaglianze non sia necessario e urgente creare lavoro. Non solo: il tentativo di tenere insieme la lotta alla povertà, l’inclusione sociale e le politiche attive del lavoro è una scommessa temeraria destinata a un più che probabile fallimento. Con l’aggravante che il sussidio arriverà nelle tasche dei beneficiari a un mese esatto dal voto per le Europee, come gli ottanta euro di Renzi che allora furono paragonati dai grillini a un palese voto di scambio. Insomma: cambiano i tempi, cambiano le maggioranze ma non le cattive abitudini, e il reddito di cittadinanza non fa certo eccezione, essendo un provvedimento clientelare che inquinerà il mercato del lavoro producendo iniquità e opportunismi e furbizie, come dimostrano già ora le lunghe file agli uffici anagrafe di chi cerca di cambiare residenza per mettersi in “regola”. Non è con l’assistenzialismo e incentivando il lavoro nero che si crea occupazione e si rilancia l’economia: di questo siamo convinti da sempre, e continueremo la nostra battaglia in Parlamento e nel Paese per affermare il nostro programma: una vera flat tax – e non il surrogato contenuto nella Finanziaria -, diminuzione del cuneo fiscale su lavoro, incentivi ai giovani imprenditori, investimenti e opere pubbliche.

E non ci spaventa il consenso elettorale di cui continua a godere questo governo, perché siamo convinti che la maggioranza degli italiani non gradisce affatto l’eccesso di politiche assistenziali, e il referendum sul reddito di cittadinanza sarà davvero il termometro ideale per misurare la febbre del Paese. Ci confortano, in questo senso, i recenti sondaggi secondo cui solo quattro italiani su dieci hanno accolto favorevolmente il sussidio grillino, il 60 per cento ritiene pressoché nulla la crescita dell’occupazione col reddito di cittadinanza ed è convinto che aumenterà il lavoro nero. Gli stessi percettori, poi, resteranno delusi dall’importo finale del sussidio, che risulterà sicuramente inferiore a quanto promesso, mentre tutti gli altri – fra cui la folta schiera di pensionati taglieggiati dal contributo di solidarietà – saranno costretti a osservare inermi il saccheggio dei soldi pubblici, e quindi anche dei propri. Per cui è giusto mettergli a disposizione uno strumento democratico per opporsi.

Ma c’è, infine, anche una motivazione più strettamente “politica” per dire sì al referendum: sfidare i Cinque Stelle sul loro stesso terreno e dare anche una sveglia alla Lega, che dovrebbe inevitabilmente schierarsi per l’abrogazione, ben sapendo come la pensa la sua base del nord, e provocare così un motivo di crisi tra i due partiti di governo. Quindi grazie al direttore Feltri: è fattuale che Forza Italia sia d’accordo con lui.

 

 

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Anche Guardia di Finanza nei dati sui conti correnti

articolo tratto da:

Anche la Guardia di Finanza potrà avere accesso all’Anagrafe dei rapporti finanziari, quindi ai dati di sintesi dei conti correnti, per combattere la lotta all’evasione. La modifica approvata in Commissione Finanze durante l’esame del decreto fiscale prevede anche che i dati acquisiti dagli intermediari finanziari possano essere conservati per dieci anni, dunque più a lungo di quanto consentito attualmente. Con questa misura si prova a rendere ancora più incisiva la lotta all’evasione con più poteri alla Guardia di Finanza che avrà accesso alla Superanagrafe dei conti correnti, senza quindi passare dalla preventiva autorizzazione del pubblico Ministero. Sotto la lente finirebbe il totale movimenti dare, avere, saldi di inizio e fine anno, investimenti e disinvestimenti effettuati, il numero degli accessi alle cassette di sicurezza, gli utilizzi delle carte di credito e di debito.

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Nato a Bologna il...

Nato il 25 ottobre 1975 a Bologna, città dove risiede fin dalla nascita, Galeazzo Bignami non è mai entrato nella Destra bolognese. Ci è nato, grazie soprattutto al padre, Marcello, che del Movimento Sociale prima e di Alleanza Nazionale poi è stato sempre colonna portante, fino alla scomparsa, avvenuta nel luglio 2006.

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