BERLUSCONI E FINI. COME LA PENSO
Care Amiche, Cari Amici,
Una premessa è doverosa. Quando lo scorso anno entrai nel PdL lo feci non senza perplessità, temendo che questo nuovo movimento potesse rimanere senz’anima e senza identità.
In questi mesi, insieme a tanti amici, ci siamo impegnati con entusiasmo nella costruzione del nuovo soggetto riuscendo, anche grazie al contributo di tanti di Voi, a darvi consistenza..
Un progetto che si sostanzia in primo luogo nel lavoro e nell’azione concreta che i bolognesi e gli italiani in genere chiedono al Popolo della Libertà affinché affronti e risolva i tanti problemi che purtroppo esistono e che una politica seria ha giustappunto il dovere di affrontare e risolvere.
Questo lavoro quotidiano è stato in diverse occasioni apprezzato da tanti amici del PdL, come testimoniato anche dal risultato personale delle elezioni regionali che mi hanno consentito di essere il Consigliere Regionale di centrodestra più votato in tutta la Regione, a dimostrazione anche di una fiducia e di un’attenzione che, nel tempo, avete ritenuto di concedermi.
Negli ultimi mesi abbiamo però dovuto affrontare con sempre maggior frequenza temi e questioni che nulla hanno a che fare con l'impegno politico vero, inteso al servizio della comunità locale: confronti interni, prese di distanza, distinguo, correntismo esasperato, riunioni chiarificatrici e quant’altro.
Ancor più spesso, tanti di Voi mi chiedevano conto non tanto dell’azione e delle scelte del Governo, quanto delle posizioni assunte da alcuni esponenti del PdL, definiti finiani, in favore della cittadinanza rapida, dell’insegnamento dell'islam nelle scuole, dell’aborto, dei matrimoni omosessuali, del voto agli immigrati. Per non parlare dello stillicidio quotidiano subito nei confronti del Governo nazionale da parte di chi quel Governo aveva il dovere di rafforzare e sostenere.








LE INTERROGAZIONI












