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Galeazzo Bignami, 34 anni. Un giovane per una Sfida così importante. Inusuale in Italia…
In effetti in Italia sembra che ad ogni età debba corrispondere un ruolo e viceversa. Accogliendo l’invito dei vertici del Popolo della Libertà a candidarmi ho voluto anche dare concretezza a quanto il Presidente Berlusconi sostiene in ogni momento, vale a dire l’esigenza di un rinnovamento della classe politica italiana, ovviamente dove necessario. Rifiutare mi sarebbe parso un po’ ipocrita, anche se di certo è una sfida difficile.
In realtà Bignami è un cognome che ha un “peso” nel nostro territorio, vista la sua storia familiare. E lei stesso ha ottenuto quasi 3000 preferenze personali alle ultime elezioni comunali, una vittoria e una soddisfazione personale non piccola. Quindi una candidatura giovane, ma non solo.
Non sono per il “giovanilismo” fine a se stesso. Ritengo che vada garantita ai giovani la possibilità di confrontarsi senza che l’età sia un handicap, ma neppure un vantaggio. Insomma se uno è bravo, è bravo a venti come ad ottant’anni. Poi è chiaro che il risultato ottenuto mi ha gratificato, anche se ovviamente avrei preferito prendere meno preferenze, consentendo però a Bologna di avere un’amministrazione di centro destra. Tuttavia spero che in tanti mi abbiano votato non sulla base del dato anagrafico, ma in ragione di principi come la concretezza, l’affidabilità, la credibilità personale. In questo senso, l’esperienza che mi ha lasciato mio padre è certamente un’eredità importante e non semplice da portare. Il fatto che pressoché tutti i suoi amici e sostenitori mi abbiano invitato ad accettare la candidatura lo considero tuttavia come un invito a proseguire sul percorso da lui avviato. Spero di esserne all’altezza.
Eppure la sua candidatura ottiene il sostegno di molti esponenti del Popolo della Libertà, sia dell’ex Forza Italia che dell’ex Alleanza Nazionale, mentre solitamente quelli che erano i due partiti cercano di esprimere candidature espressione del proprio passato.
Chi mi sostiene ha come punto di riferimento un progetto politico che si chiama Popolo della Libertà, così come elaborato dall’intuizione di Silvio Berlusconi e di Gianfranco Fini. Le storie dei due movimenti non devono quindi costituire una catena o un recinto ideologico in cui rinchiudersi, ma al contrario devono rappresentare un patrimonio di Valori e di Idee da cui attingere le risorse utili per costruire il PdL, senza compromessi, ma anzi con sintesi “al rialzo”. Per questo credo che ai nostri sostenitori non interessi tanto conoscere se uno viene da Forza Italia o da Alleanza Nazionale, quanto piuttosto sapere dove intende andare e cosa intende fare; e la risposta è sempre quella. A costruire il futuro della nostra Nazione, con il Popolo della Libertà.
E quale sarebbe la prima cosa che farebbe, se eletto?
Innanzitutto darei una controllata ai conti pubblici, soprattutto a quelli della sanità, pari al 68% di tutto il bilancio regionale; ma anche a quelli necessari per il funzionamento della macchina amministrativa regionale. D’altronde gli sprechi sono evidenti: basti pensare a quanto si sta spendendo per la realizzazione del nuovo padiglione di cardiologia dell’Ospedale Sant’Orsola. O all’oltre centinaio di milioni di euro che ci è costata la realizzazione della Terza Torre della Regione. Soldi pubblici letteralmente gettati via, a fronte di un bilancio regionale che ammonta ad oltre 14.500 milioni di euro. Un’enormità, soprattutto se ci si pone un interrogativo: la Regione è avvertita come un’Istituzione vicina ai cittadina?
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